Emma Strada, La prima donna laureata in Ingegneria in Italia,
presso il Politecnico di Torino

Era il 7 settembre del 1908 quando, per la prima volta, su La Stampa apparve questo titolo: “Emma Strada, sabato scorso, al nostro Istituto Superiore Politecnico ha conseguito a pieni voti la laurea in Ingegneria Civile. La signorina Strada è così la prima donna-ingegnere che si conti in Italia e ha appena altre due o tre colleghe all’estero”.

Emma Strada spalanca le porte alle donne nel mondo dell’ingegneria. La sua storia, segna l’inizio di una carriera che sfida stereotipi e convenzioni del tempo.

Dopo essersi laureata, inizia a lavorare nello studio di suo padre Ernesto, già affermato ingegnere. Da subito, si distingue per la sua competenza e dedizione, operando in svariati ambiti dell’Ingegneria Civile, strutturale e infrastrutturale.

La sua tenacia la porta a contribuire a progetti di rilevanza nazionale, come la progettazione di una galleria di ribasso presso una miniera a Ollomont, in Valle d’Aosta, e la costruzione della ferrovia “auto-moto-funicolare” di Catanzaro, in Calabria, dove supervisiona la costruzione della “galleria in curva e in pendenza con un tratto sotto l’abitato” per congiungere Catanzaro a Sala su un percorso di 7 km.

Nonostante la sua straordinaria competenza, Emma Strada non ha potuto firmare molti dei suoi progetti.

Questo, presumibilmente, a causa delle restrizioni che impedivano alle donne di registrarsi presso gli ordini professionali dell’epoca, limitazione che sarebbe stata revocata solo nel 1919.

Emma Strada è un esempio eloquente dell’Effetto Matilda, il fenomeno che mira a svalutare, ignorare o attribuire in modo improprio le realizzazioni in ambito tecnico e scientifico delle donne agli uomini.

Nel 1957, insieme ad altre professioniste del settore, fonda l’AIDIA – Associazione Italiana Donne Ingegnere e Architetto a Torino. L’obiettivo primario è quello di promuovere lo scambio di idee tra le donne professioniste, valorizzare il loro ruolo  nelle scienze e nelle professioni tecniche, incoraggiando l’assistenza reciproca tra le professioniste e il consolidamento di legami culturali e professionali con associazioni simili, nazionali ed estere.

Emma Strada, con il suo coraggio e la sua intraprendenza, ha contribuito a rompere le barriere di genere nell’ingegneria civile e nelle materie STEM, aprendo la strada a una nuova generazione di donne determinate a lasciare il proprio segno in un mondo professionale storicamente dominato dagli uomini.