Angelica Frisa, prima donna in Italia a laurearsi in Ingegneria Mineraria.

Nata nel 1934, Angelica Frisa, ha compiuto un percorso accademico e professionale che ha sfidato le barriere di genere del suo tempo.

Il suo ingresso nel mondo accademico avviene nel 1958 come assistente straordinaria alla Cattedra di Arte Mineraria presso il Politecnico di Torino.

In seguito, tra le varie responsabilità, ricopre il ruolo di assistente volontaria alla Cattedra di Preparazione dei Minerali fino al 1980, anno in cui ottiene il ruolo di professoressa associata alla Cattedra di Processi Mineralurgici.

La sua passione per la mineralogia si è tradotta in numerose pubblicazioni scientifiche e nel ruolo di Presidente del Comitato Europeo di Normazione per le pietre ornamentali.
Attraverso il suo impegno, ha contribuito in modo significativo alla stesura delle normative italiane ed europee nel settore delle pietre ornamentali, consolidando la sua autorevolezza in Italia e all’estero.

Uno dei suoi successi più significativi è legato agli studi petrografici sui marmi, che hanno portato alla scoperta della cava da cui fu estratto il marmo nero utilizzato da Guarino Guarini nella Cappella della Sindone. Grazie alla sua competenza, ha coordinato le indagini e contribuito ad accelerare il restauro della Cappella utilizzando parte dei materiali originali, dimostrando così il suo ruolo di rilievo nel restauro architettonico.

Tuttavia, nonostante i suoi considerevoli contributi scientifici e il suo impegno nel campo della mineralogia, Frisa ha incontrato difficoltà nel raggiungere una posizione accademica stabile e riconosciuta. È solo con la riforma delle cariche accademiche del 1980 che ottiene  una posizione più consolidata come professoressa associata. Questo evento potrebbe essere indicativo di una segregazione verticale persistente che impedisce alle donne di accedere a ruoli accademici apicali, dimostrando le sfide e le disparità di genere ancora presenti nel contesto accademico.

Angelica Frisa è stata una pioniera nel suo campo, aprendo la strada per le donne interessate alla mineralogia e all’ingegneria mineraria, dimostrando che il talento e la determinazione possono superare gli ostacoli, anche quelli generati da barriere di genere ancora presenti nel mondo accademico.